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sabato 12 dicembre 2015

Prepararsi alla guerra

Sento un peso sul cuore in questi giorni e mi rendo sempre più conto che a opprimermi è la prospettiva della guerra che combatteremo con la Russia. Credo che ormai sia solo una questione di quando accadrà e non se accadrà. Le elezioni americane porteranno con ogni probabilità i repubblicani al governo e il desiderio di una "rivincita" contro le iniziative russe in Ucraina, Siria e nei rapporti con Iran e Cina spingeranno per un confronto militare, a meno di non riuscire a ribaltare Putin dall'interno per mettere al suo posto un altro Eltsin. Siamo in rotta di collisione con la Russia almeno dalla secessione della Crimea, mossa d'anticipo per proteggersi dall'espansione Nato verso est ed assicurarsi lo sbocco al mare e le basi navali da un lato ma anche naturale risposta ai timori degli ucraini di cultura e lingua russi dopo l'affermazione, ben poco democratica, dell'estrema destra. Non vogliono certo finire privati di diritti e vessati come nelle repubblichaa baltiche. Le sanzioni economiche e le controsanzioni russe hanno dato avvio alla guerra commerciale e hanno dimostrato quanto siamo succubi delle scelte americane. Poi la lotta per l'indipendenza divampata in altre province ucraine ha dato adito a presunti casus belli con la Russia, tutti caduti nel vuoto. La Nato ha compiuto esercitazioni, aumentato le forze ad est, sono arrivati massicci finanziamenti per il riarmo dell'Ucraina, la Romania ha ripristinato la coscrizione obbligatoria, ora si invita il corrotto Montenegro ad aderire all'alleanza atlantica.

Le dinamiche sono ingranate in modo tale che mi sembra inevitabile un conflitto. E l'Europa ne sarà ancora una volta teatro. Due guerre mondiali e la guerra fredda non sono bastate a insegnarci la follia della guerra e la necessità di operare continuamente per risolvere in altro modo le controversie. Dunque lotto con me stesso in questi giorni e mi chiedo come posso prepararmi da amante della Terra alla guerra e al dopoguerra. Non credo ci siano forze attive sufficienti per cambiare le dinamiche: se l'Italia avesse qualche barlume di ritrosia ci penserebbero di alleati anglo americani con le loro basi e succursali a farci cambiare idea. E se un'ondata, imprevedibile attualmente, di pacifisti agguerriti dovesse presentarsi credo basterebbe qualche bomba come a piazza Loggia e una svolta autoritaria in divisa "per il nostro bene". I fatti del G8 di Genova e prima ancora di Napoli ci dovrebbero avere aperto gli occhi su questa opzione sempre pronta. Non abbiamo da anni un governo eletto dai cittadini. Dunque è tempo di prepararsi alla guerra, ad una guerra senza esclusione di colpi e quindi anche con uso di armi atomiche tattiche, batteriologiche e chimiche.

Se invece si arrivasse ad un conflitto con armi nucleari di portata maggiore non c'è proprio bisogno di preoccuparsi: tanto non sopravviveremo. Dunque armarsi di forza d'animo e senso pratico. Bisogna imparare a gestire contaminazioni radioattive e chimiche, ragionare per bisogni primari, capire se viviamo in una zona potenzialmente bersaglio, capire dove rifugiarsi in caso di bombardamenti. Chiedere a ospedali, pompieri e protezione civile di esercitarsi, studiare, prepararsi ai possibili scenari. Queste esercitazioni mi sembrano anche il modo migliore per far riflettere la gente assopita su quello che sta succedendo mentre si chiede chi ha comprato l'Inter o dove potersi fare le unghie artificiali adatte all'umore del momento. Personalmente mi avvicino sempre più alla terra, alla sua cura, alla capacità di trarne sostentamento. Pianto alberi e anche molti alberi da frutto, mi interrogo sui miei consumi, sui pochi risparmi e su come impiegarli se la moneta attuale dovesse perdere improvvisamente valore. Prego e pregherò che passi in fretta con meno danni possibile. Semino e seminerò sempre speranza in questa umanità ancora fragile e restia a prendersi la responsabilità delle sue azioni.
Quando la guerra scoppierà io non sosterrò in alcun modo il nostro governo e le nostre forze armate, inizierò una non collaborazione a 360 gradi. Spero che in quei momenti possano maturare abbastanza persone per contribuire ad un radicale rinnovamento nel dopoguerra. Come mi hanno detto spesso i vecchi lamentando il nostro stile di vita consumista e frivolo (per loro) di noi giovani: "ghe vorìa na guera" ed ora credo che stiamo per godere tutte le lezioni feroci che ci può offrire. Se vorrete scambiare due parole oneste e serie su questo argomento venite a trovarmi in campo a Mestre o chiamatemi al 328 7021253.

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